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2011

Balerna, Sala del Torchio, Visioni
 
(presentazione Aymone Poletti)

Presso la Sala del Torchio di Balerna viene proposta una mostra antologica dell’artista chiassese Ro Milan. Si tratta di un’accurata sintesi degli ultimi 5 anni di creazione, che consente di ammirare oli e tempere che si trasformano in sensazioni vibranti di colori e dove la paletta cromatica si ritrova arricchita di nuovi accenti tonali. Quella di Ro Milan è una ricerca continua nelle sfumature dei paesaggi. Il suo è un “rurale astratto” nella poetica cangiante di un mondo che non ci appartiene più, che ci sfugge, e che comunque ricerchiamo affinché ci riporti indirettamente a una situazione atemporale di conforto e a una dimensione pittorica consolidata. L’albero, considerato fuori dal tema del bosco e perciò del gruppo, è protagonista della delimitazione delle campiture e della costruzione di equilibri sulla tela ed è, dunque, un elemento di vibrazione della superficie: un attore nello spazio e un segno di presenza nel contesto. La luce e le volumetrie rappresentano la scenografia di una teatralità intrinseca alla nostra persona. Questo è il motivo per cui nei quadri di Ro Milan vengono a mancare le persone. Le pinete e le colline sono una meta da raggiungere; le montagne prendono vita e, in alcune opere, letteralmente «corpo » e le prospettive, viste dall’alto, si fondono con uno sguardo su vedute ad altezza d’orizzonte. I suoi prati e i suoi campi non sono dettati dal volere della natura, ma sono paesaggi creati dall’uomo, in cui gli uomini risultano però assenti, perché sono parte del mondo degli scrutatori dell’opera, coprotagonisti di un tutto e, in un certo qual modo, creatori del soggetto, data la tipologia della natura dipinta dall’artista. Gli alberi e i cespugli fanno parte di quella dualità che entra in dialogo con lo spettatore: puri elementi di rottura nella linea estensiva della costruzione spaziale. I vegetali, quali personaggi silenziosi e pazienti delle tele di Ro Milan, si ritrovano invece in altre opere, dedicate ai ritratti degli umili testimoni del nostro quotidiano. Verze, pere, lattughe, così decontestualizzate, diventano soggetti nobili in un omaggio alle tele del ‘600 fiammingo, rafforzati dai caldi fondi scuri che non si accontentano del nero, ma che fluttuano in un bistro profondo. Tutto è scenografia perfetta per la creazione dei suoi quadri, i quali sono spunto per una composizione che si materializza nell’astratto. I suoi paesaggi sono sempre inventati, anche se si riferiscono ad un qualcosa di reale e questo riferimento può anche diventare un gioco di casualità, che la natura impara ben volentieri a ricopiargli! Nell’atelier di Ro Milan, in via Bossi a Chiasso, si entra in un mondo d’altri tempi, nella bottega di un artista, nella sfera più intima di un pittore. Si nota l’evoluzione lungo gli anni: si è passati dalle forme dei fiori e delle foglie a nature morte e a paesaggi molto lineari e dalle tinte naturali, con toni che si sono mantenuti tali anche durante il periodo di ricerca verso forme molto più arrotondate. Ed è proprio la ricerca della forma che porta Ro Milan a far sì che i corpi si tramutino in natura e a sviluppare una paletta di colori sempre più viva ed individuale. Gli sfondi cangianti tra il nero e il violetto e i toni naturalistici del verdone, verde, seppia e marrone bruciato mutano infatti fino ad arrivare ad altre intensità più personali, rafforzate tra l’altro dai viola e dai grigi di quest’ultimo periodo. Il fascino dello spazio e delle campiture, che diventano tessuti e trame per una descrizione di scene ripercorse con il tratto del pennello, ha permesso a numerosi critici d’arte di chinarsi sulla ricca opera di Ro Milan durante i suoi 40 anni dedicati alla pittura. Pittura che ha sempre regalato agli osservatori vedute oniriche e preziosi angoli di paesaggi da custodire nell’anima. Aymone Poletti
   



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